Ci sono leggende che lasciano il segno nei tifosi di ogni età, indipendentemente dalla fede sportiva. L’Italia ha detto addio a un grande mentore.
Esiste un confine sottile, quasi impercettibile, che separa un semplice istruttore da un autentico maestro di vita, un uomo capace di trasformare la pratica agonistica in un esercizio di elevazione spirituale e culturale. Il mondo delle discipline competitive piange oggi la scomparsa di un intellettuale prestato all’agone, un tecnico che ha saputo navigare tra le tempeste politiche e sociali del secolo scorso mantenendo una bussola morale d’acciaio. All’età di sessantotto anni, dopo aver lottato con stoica dignità contro una malattia che ne aveva minato il fisico ma mai la lucidità mentale, si spegne una figura che ha iniziato a plasmare destini altrui quando era ancora poco più che un adolescente.
La sua metodologia, celebre per una durezza che non ammetteva repliche, nascondeva in realtà una sensibilità rara; era solito infatti regalare volumi di narrativa e saggi ai propri atleti, convinto che per formare un campione fosse necessario prima di tutto fortificare l’anima e l’intelletto. In un’epoca dominata dai dati e dalla fredda analisi numerica, egli rappresentava l’ultimo baluardo di un approccio romantico e profondo, dove il campo di gioco era visto come un’estensione della biblioteca o dell’aula parlamentare. La sua eredità non si misura nei trofei messi in bacheca, ma negli occhi dei ragazzi che ha preso per mano nelle periferie più difficili, insegnando loro che il successo è solo il riflesso della disciplina e della curiosità intellettuale.
Addio a Dusko Vujosevic: incantò l’Italia del basket negli anni ’90
L’universo della pallacanestro europea si stringe nel ricordo di Dusko Vujosevic, l’architetto del miracolo Partizan Belgrado e indimenticato protagonista dei parquet italiani. Conosciuto da tutti come ‘Dule’, il tecnico montenegrino ha saputo legare il suo nome a un’epoca d’oro del basket slavo, conquistando cinque campionati jugoslavi, sei titoli serbi e una storica Coppa Korac. Il suo passaggio in Italia, avvenuto tra il 1992 e il 1998, ha lasciato un’impronta indelebile nelle piazze di Brescia, Pistoia e Pesaro, dove la sua visione tattica d’avanguardia e la sua intransigenza professionale sono diventate leggenda.

Addio a Dusko Vujosevic: incantò l’Italia del basket negli anni ’90 – csi.lecco.it (Pixabay)
Più che per gli schemi disegnati sulla lavagna, Vujosevic sarà ricordato come il più grande creatore di talenti della storia moderna; sotto la sua guida sono sbocciati miti assoluti come Vlade Divac, Sasha Djordjevic e Predrag Danilovic, campioni che hanno poi dominato l’NBA e l’Eurolega. La sua carriera, che lo ha visto guidare anche il CSKA Mosca e diverse selezioni nazionali, è stata una testimonianza costante di dedizione totale alla causa sportiva. Con la sua dipartita a Belgrado, il basket perde uno dei suoi ultimi grandi pensatori, un uomo che ha saputo nobilitare lo sport attraverso la cultura, lasciando un vuoto immenso tra i tifosi e gli addetti ai lavori di tutto il continente.








