Serve ripartire con stile, quello del servizio

01/05/2020

Mi stupisce e mi commuove profondamente il desiderio di ripartire che si percepisce in questi giorni. Mi interrogo sulle motivazioni e sullo stile con cui si esprime.

Prima di tutto le motivazioni che ci spingono a desiderare il famoso 4 maggio: “Siamo stanchi di essere reclusi”, “non possiamo più stare fermi”, “l’economia deve ripartire”, “sentiamo l’esigenza di superare una socialità troppo virtuale”. E per il Csi? Quale motivazione?

La nostra Associazione, consapevole che in quella data cambierà poco o niente per lo sport dilettantistico, ha buone e profonde spiegazioni per desiderare la ripartenza. Lo sport per il Csi è educazione, è cura del corpo, è socialità, è crescita e maturazione, è confronto, è passione. Come possiamo far mancare tutto questo ai ragazzi ed ai giovani?

Ecco perché, siccome non potremo tornare molto presto e insieme sui campi e nelle palestre, si stanno auspicando e mettendo in atto esperienze “at home”. Si tratta di piccoli gesti possibili e praticabili per ricreare qualcosa di simile a quello che abbiamo sempre fatto. Ringrazio di cuore la creatività di tutti coloro che stanno proponendo queste iniziative. Mi piacerebbe sostenervi e darvi forza nel mio ruolo di allenatore dell’anima. Nel pensare all’estate avremo bisogno dell’aiuto di tutti per trovare strade nuove per coinvolgere i ragazzi. Ci sarà quasi certamente una fortissima esigenza sociale alla quale il Csi e gli oratori potranno rispondere insieme.

Mi piacerebbe spendere anche qualche parola sullo stile di questo desiderio. A volte i toni mi interrogano lasciandomi perplesso. Segnalo qualche affermazione: “Noi dobbiamo ripartire, è nostro diritto”. “Se non ci daranno il permesso lo faremo comunque, scenderemo in piazza o scenderemo di nascosto e di notte nelle nostre moderne catacombe”.

Ecco mi permetto di dire che non stiamo giocando contro un regime o una persecuzione, ma stiamo prendendoci cura della nostra salute e di quella degli altri. Le regole sono dure e spiacevoli ma l’impressione è che quando siamo riusciti a viverle abbiamo salvato tante vite.

Certo ora occorre ripartire e credo che lo stile debba essere quello di chi si mette a servire. Mi è piaciuto moltissimo come si è mossa la Chiesa per la questione della celebrazione delle S.Messe. Per noi sono esperienze vitali e decisive, quanto fare la spesa; sono di aiuto e di sostegno ad affrontare le difficoltà di socializzazione e le fatiche psicologiche e spirituali, sono medicina indispensabile.

Con lo Stato la Chiesa ha scelto la via della collaborazione e del confronto. “Vi mandiamo tutte le proposte possibili perché si possano celebrare le messe in piena sicurezza: numero chiuso, moltiplicazione delle celebrazioni, dispositivi di protezione personale, sanificazione, distanza sociale”… un elenco importante di suggerimenti e attenzioni. Concluse da un pensiero proprio del nostro Arcivescovo: “non spetta a noi valutare l’opportunità o meno della ripresa ma spetta all’autorità civile nella sua capacità di valutare il livello di pericolosità di una ripresa da noi solo desiderata e immaginata”.

Questo mi sembra lo stile di chi semplicemente vuole servire. Questo mi sembra sia lo stile che ha il Csi e che deve sempre custodire. Noi ci siamo, crediamo in quello che abbiamo sempre fatto e ci impegniamo a metterci in gioco con tutta la nostra fantasia e passione. Con l’obiettivo che lo sport ci ha sempre insegnato: quello di scendere in campo non per partecipare ma proprio per vincere, anche questa partita.

Motivazioni e stile ci aiutino a fare le scelte giuste per il bene della nostra associazione e soprattutto dei nostri ragazzi.

Don Andrea Mellera