La carta dei diritti dei bambini nello sport
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Diritto di fare sport;
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Diritto di divertirsi e giocare;
Gli adulti (in particolare i genitori) hanno il dovere di avviare i bambini alla pratica motoria perché tale esperienza favorisce la crescita psicofisica del fanciullo a tal punto che l’UNESCO raccomanda che almeno un sesto dell’orario scolastico settimanale sia dedicato a tale attività. Viene precisato, inoltre, che il fine dell’attività motoria deve essere il divertimento, il gioco e non la semplice prestazione. Solo la dimensione ludica e ricreativa dello sport, infatti, sviluppa nel bambino un autentico interesse.
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Diritto di avere i giusti tempi di riposo;
L’attività deve essere svolta in un clima psicologico sereno, sia negli allenamenti che in gara. In entrambi i momenti dovrà essere previsto un turn-over che permetta a tutti di giocare senza che la fatica e lo sforzo superino le reali capacità del ragazzo.
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Diritto di beneficiare di un ambiente sano;
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Diritto di praticare sport in assoluta sicurezza a salvaguardi della propria salute;
Il benessere psicofisico può essere garantito solo da un’attività sportiva svolta in strutture salubri e sottoponendo gli allievi alla visita di idoneità medico-sportiva prima dell’inizio dell’attività. Inoltre in caso di infortunio, è necessario attendere la piena guarigione e il pieno recupero.
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Diritto di essere circondato e preparato da personale qualificato;
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Diritto di seguire gli allenamenti adeguati ai giusti ritmi;
Le società sportive che svolgono attività nella fascia d’età 6-12 anni, hanno il dovere di garantire la presenza nei ruoli tecnici e dirigenziali, di persone adeguatamente preparate sia tecnicamente che sul piano psicopedagogico, per un corretto sviluppo educativo sportivo e formativo dei propri allievi. Gli educatori devono acquisire conoscenze e competenze specifiche attraverso corsi, aggiornamenti e incontri formativi.
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Diritto di misurarsi con giovani che abbiano le stesse probabilità di successo;
Ogni bambino, bambina, ragazzo o ragazza, deve poter essere messo in condizione di esprimere le proprie potenzialità psichiche, cognitive, emotivo affettive, motorie e tecniche, attraverso progressioni didattiche che corrispondano alle caratteristiche dell’età. Ogni anticipo o carico eccessivo, come pressione psicologica e tensione degli eventi, può comportare squilibri e perdita di motivazioni ed entusiasmo con relativo rischio per la prosecuzione dell’attività.
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Diritto ad essere trattato con rispetto;
Non è raro sentire l’allenatore che urla o ordina degli esercizi come punizione o osservare un genitore che sgrida il proprio bambino invece di incoraggiarlo fornendo il suggerimento giusto per migliorare e sdrammatizzare l’eventuale errore commesso. Si tratta di comportamenti errati che possono inibire la volontà del ragazzo e facilitarne l’allontanamento.
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Diritto di non essere un campione;
Se il successo e la vittoria ad ogni costo non sono la priorità, allora ciascun bambino potrà vivere con maggiore serenità la propria esperienza sportiva, sperimentandola come conquista personale. Va ricordato che i bambini che si sperimentano in un nuovo contesto di apprendimento sono tutti campioni, perché stanno provando a fare qualcosa che conoscono solamente nella loro rappresentazione.


